Monografie – Storie di donne: Rosa Luxemburg

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A cura di Rosa Bianco

Rosa Luxemburg, pseudonimo di Rozalia Luksenburg (Zamość, 5 marzo 1871 – Berlino, 15 gennaio 1919), è stata una marxista e una rivoluzionaria tedesco-polacca. Insieme a Karl Liebknecht fondò la Lega di Spartaco (divenuta poi Partito Comunista Tedesco); i due portarono avanti una visione del marxismo antiautoritaria e fondata sullo spontanesimo rivoluzionario delle masse passato alla storia col termine di Luxemburghismo.

Rosa Luxemburg nasce il 5 marzo 1871 a Zamosc (nei pressi di Lublino), una cittadina polacca che allora, come tutta la Polonia, si trovava sotto il dominio russo. Figlia di Eliasz Luxemburg e di Line Löwenstein, Rosa è la più giovane di 5 fratelli. È ancora una liceale quando entra a far parte di Proletariat, un’organizzazione clandestina di stampo socialista rivoluzionario. Studia economia politica e legge (1889-1896) a Zurigo, dove si era rifugiata per sfuggire ad un arresto e dove era entrata in contatto con alcuni socialisti internazionalisti. In seguito, dopo aver contratto un matrimonio di comodo con Gustav Lubeck, acquisisce la cittadinanza tedesca e si trasferisce a Berlino.
Nella sua nuova residenza entra a far parte del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD), di cui con Karl Liebknecht costituirà l’ala sinistra e rivoluzionaria. Con Karl Kautsky, vero e proprio totem dell’ortodossia marxista, si schiera apertamente contro il riformismo, da lei visto in chiave positiva solo se posto come mezzo rivoluzionario e non come un fine se stesso. Questi concetti saranno ben esplicitati nel suo “Riforma sociale o rivoluzione?” (1899), in cui prende risolutamente posizione per il secondo termine dell’alternativa, accusando, inoltre, il riformista marxista Eduard Bernstein di aver rifiutato la dialettica come base del marxismo e di non aver di conseguenza compreso la totalità del processo storico. Nella sua difesa del marxismo “classico” dagli attacchi revisionistici di Bernstein, Rosa Luxemburg introdurrà alcuni concetti assolutamente originali: la creatività delle masse e la loro spontaneità non deve essere forzata, repressa o indirizzata dai quadri dirigenti del partito.
Rosa intanto prosegue gli studi e nel 1898 acquisisce il dottorato. Conosce anche molti socialdemocratici polacchi e russi, con i quali entra in conflitto riguardo all’autodeterminazione della Polonia dall’Impero Russo; ella pensa che impegnarsi su questo fronte non significhi altro che indebolire il proletariato di fronte alla forza della borghesia.
Durante questo periodo incontra l’uomo della sua vita: si chiama Leo Jogiches e con lui stabilirà una relazione sentimentale e politica. La sua attività politico-sociale è molto frenetica: nel biennio 1902-04 lavora alla Gazeta Ludowa; nel 1904 subisce una condanna a 3 mesi di carcere per lesa maestà; nel 1905 si reca a Varsavia per seguire da vicino gli sviluppi della prima rivoluzione russa, ma viene quasi immediatamente arrestata. Prima di recarsi nella città polacca, la Luxemburg aveva partecipato alla nascita del Partito Socialdemocratico polacco e lituano e si era attivamente impegnata nell’educazione al marxismo dei nuovi iscritti al partito.
In quella che è una delle sue opere più importanti, “Sciopero di Massa, partito politico e sindacato” (1906), Rosa Luxemburg esalta lo sciopero di massa come uno degli strumenti rivoluzionari più importanti in mano al proletariato. Descrive anche la sua concezione di partito e sindacato che la avvicinano ad una certa idea rivoluzionaria spontaneista o comunque contraria alla burocratizzazione gerarchica del partito. Per la Luxemburg il compito del partito è quello avanguardistico, ma l’avanguardia non si deve porre al di fuori delle masse bensì deve loro indicare la via della rivoluzione dall’interno. Il partito quindi non deve avere il comando, anche perchè lei è convinta che i passi falsi compiuti dalle masse siano più utili della presunta infallibilità del miglior comitato centrale.

Per queste sue idee entrerà ben presto in conflitto con Kautsky e Lenin: il primo è accusato di vedere la rivoluzione in maniera deterministica, con la conseguenza per lei inaccettabile che la meta finale del socialismo resta indipendente dall’agire quotidiano della classe operaia; al secondo imputa la colpa di voler guidare le masse verso la rivoluzione sociale attraverso la costruzione di un partito burocratizzato e guidato da alcuni intellettuali. Nel 1913 scrive invece L’accumulazione del capitale, nel quale descrive come inevitabilmente il capitalismo trovi sbocco verso l’imperialismo.
Con l’avvicinarsi della prima guerra mondiale la Luxemburg e Liebknecht rompono col partito, in quanto contrari alle politiche guerrafondaie della Germania, che erano avallate anche dai socialdemocratici teutonici. La rivoluzionaria tedesco-polacca si schiera tenacemente contro il nazional-sciovinismo di quello che può essere oramai considerato il suo ex-partito e per questo fonda, sempre con Liebknecht, il Gruppo Internazionale, che in seguito assumerà la denominazione di Lega di Spartaco. Arrestata per il suo impegno contro la guerra, impiega il tempo della condanna per scrivere “Junius Pamphlet” (1916), che diventerà la base teorica della Lega spartachista. Sempre durante il periodo della detenzione scrive “La Rivoluzione Russa”, in cui critica apertamente i bolscevichi per aver seppellito la democrazia (quella socialista e non quella borghese), anche se riconosce loro che in una situazione di guerra civile sarebbe stato difficile fare altrimenti.

Si oppone tenacemente alla “pace a tutti i costi” che i bolscevichi intendono portare avanti in Russia con l’avvento della rivoluzione e ancor di più si oppone al trattato di Brest-Litovsk. Nel 1918 il governo tedesco la rimette in libertà e lei si butta immediatamente a capofitto nell’attività politica. Inizialmente partecipa agli eventi rivoluzionari del 1918 ed in seguito, sempre con il solito Karl Liebknecht ed assieme a Wilhelm Pieck, fonda il Partito Comunista Tedesco (evoluzione della Lega di Spartaco); nonostante ritenesse che le masse non fossero pronte, partecipa alle sommosse rivoluzionarie contro la repubblica di Weimar iniziata il 6 gennaio 1919. Le cose però si mettono subito molto male e il 15 gennaio 1919, Rosa e Karl Liebknecht vengono rapiti e assassinati dai soldati dei cosiddetti Freikorps, posti agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro degli Interni, Noske.
Nel 1926, a lei e a Liebknecht sarà dedicato un monumento di Ludwig Mies van der Rohe, che sarà distrutto dal regime nazista.

Io e Rosa:

“La libertà è sempre la libertà di dissentire”.
“Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene.”

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