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L’esperienza dello sportello Dream Team: accoglienza, ascolto, orientamento

dream-teamIn questi giorni di Marzo donna 2016, molto sono gli eventi ai quali la nostra associazione sta partecipando per condividere e raccontare l’esperienza quotidiana vissuta a Scampia, presso lo sportello di accoglienza, ascolto e orientamento per le donne… il racconto di un’esperienza che, in questo nostro spazio web, di certo non poteva mancare!

L’esperienza dell’Associazione Dream Team – Donne in Rete con le donne nasce in un contesto multiproblematico in cui la figura femminile porta sulle spalle il peso della gestione della famiglia, non soltanto dal punto di vista educativo e relazionale ma anche economico laddove il capofamiglia può essere assente perché detenuto, morto oppure semplicemente poco presente in casa. Un territorio dove degrado e violenza si intrecciano fino a creare situazioni limite nelle quali a volte è anche difficile intervenire a causa di diffidenza, paura di denunciare e di affrontare il futuro.
Dal nostro punto di vista, una donna che raggiunge lo sportello ha già compiuto un piccolo passo verso la consapevolezza, perché si riconosce come portatrice di un bisogno: recarsi in un luogo dove portare la sua richiesta d’aiuto, essere accolta ed ascoltata diviene un passo fondamentale perché, oltre ai servizi a Scampia, a mancare alle nostre donne è una stanza tutta per sé, come avrebbe detto Virginia Woolf. Uno spazio dove riflettere su stesse, sulle proprie esigenze, dandosi del tempo per fermarsi, anche nella frenetica quotidianità, e pensare. Anche alle proprie sofferenze, dandosi delle opportunità di crescere, di scoprire le proprie competenze, di diventare più sicure di se stesse.
Le condizioni economiche, le dinamiche familiari, le problematiche legate alla gestione della casa e dei figli sono sempre pressanti per le donne del nostro territorio, hanno sempre la meglio su tutto il resto: per questo finiscono per mettere da parte se stesse.

L’esperienza dello sportello Dream Team con le donne non riguarda soltanto gli episodi di abusi o violenza, ciò che proviamo a realizzare è sempre un intervento centrato sulla persona, nella misura in cui accogliamo le donne che chiedono aiuto: offriamo loro uno spazio tutto per sé, per crescere, imparare ad ascoltare i propri bisogni, riconoscere con consapevolezza le proprie difficoltà, affrontare il dolore ed imparare a convivere con le esperienze fatte nel proprio percorso di vita, ma anche cercare nuove strategie per fronteggiare situazioni di dolore, violenza da cui non riescono a venir fuori. Sappiamo bene come sia difficile per una donna vittima di violenza accedere alla sofferenza psichica, aprire spazi di riflessione su ferite difficili da curare, per questo le aiutiamo ad inserirsi in percorsi di crescita personale attivando non soltanto uno spazio di aiuto e sostegno psicosociale attraverso l’ascolto protetto e la consulenza legale, ma anche attività di gruppo per favorire la socializzazione, come il corso di cake design o quello di yoga che mira al rilassamento corporeo e alla ricerca del benessere psicofisico. Un benessere che spesso arriva con la scoperta di nuovi orizzonti: donne che credono di saper essere solo buone madri possono scoprirsi ottime educatrici, casalinghe con la passione per i dolci imparano la difficile arte del cake design grazie a creatività e competenze di manualità che non si erano mai riconosciute.

La violenza sulle donne riguarda un abuso di potere e di controllo e si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico ed economico. Produce effetti fisici e psicologici gravi che, spesso, le donne vittime di violenza e maltrattamento non riconoscono perché non riescono a prenderne coscienza; ciò è ancora più vero nei casi in cui la violenza è psicologica: affermazioni irrispettose, insulti, umiliazioni e intimidazioni non vengono riconosciute come atti di violenza, anche ragazze molto giovani si lasciano spesso controllare o vessare da simili comportamenti ritenendo che sia ciò che è giusto fare per accontentare il fidanzatino di turno. Non si può, inoltre, dimenticare la violenza fondata su limitazioni di tipo economico imposte da fidanzati, mariti, anche padri o fratelli alla donna, che viene controllata limitandone l’autonomia economica, cercando di ostacolarne il mantenimento di un lavoro o lo studio, negandole l’autonomia finanziaria (ad es. negando il possesso di un conto in banca, la conoscenza del reddito familiare, l’utilizzo del proprio denaro…). Sono molte le forme di violenza con le quali entriamo in contatto ogni giorno ed ogni caso, ogni donna necessita di un intervento diverso per questo le attività che mettiamo in campo presuppongono un forte legame con il territorio e con gli enti che ne fanno parte. Il lavoro di rete è parte integrante dell’attività dello sportello di accoglienza: una rete che curiamo con rapporti quotidiani, con cui ci confrontiamo per stabilire la strategia adeguata per dare il supporto necessario. Dalle ispettrici del commissariato di polizia alle associazioni del territorio fino all’asl locale.
Anche le scuole non mancano all’appello, figurano nella nostra rete per un’attività di prevenzione della violenza di genere che ci sembra significativo attuare tra le giovani generazioni del territorio, attraverso interventi di formazione e sensibilizzazione sulla prospettiva di genere e le pari opportunità, rivolti ad bambini ed adolescenti.

Lo sportello diventa un luogo di transito verso l’autonomia, un luogo di avvicinamento alla libertà. Quando la donna si reca presso la nostra struttura ci spogliamo dei nostri ruoli, per non sovraccaricarla con le nostre professionalità, creando in questo modo un rapporto empatico dove la donna si sente al sicuro e comincia ad aprirsi evitando di compulsarla in qualsiasi modo. Quando si sentirà pronta di affrontare la sua problema, saremo pronte con le nostre professionalità ad accompagnarla per tutto il tragitto verso la sua libertà o fino a quando ne farà richiesta. L’esperienza di una vittima può risultare importante, un plus valore da aggiungere al lavoro dei professionisti che già operano nel campo.
Insomma, quella dello sportello Dream Team è un’esperienza che cerca di affrontare la violenza sulle donne da prospettive diverse: non si tratta di lavorare sulle donne affinché siano abbastanza forti da denunciare i maltrattamenti subiti, ma di lavorare con loro, sostenendole in un processo a volte lungo e difficile di crescita, di rafforzamento, di riconoscimento dei propri punti di forza, di consapevolezza di sé.

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